UNA NOTA SUL MIO LAVOROLa mia pittura, segue la corrente dei maestri che a Livorno,nella seconda metà degli anni sessanta,venivano chiamati pittori della “nuova figurazione”.Erano un’agguerrita schiera che si muoveva all’insegna del cosiddetto “realismo esistenziale”e presentava analogie con Cappelli, Cremonini, Vespignani, Ferroni, non escludendo anche somiglianze a Ben Shan o Sutherland inserendosi in un contesto di cosiddetta “figurazione critica”.Obiettivo era la radiografia spietata e lucida di una situazione di anomia esistenziale, in cui l'essere umano subiva senza reazione lo scorrere degli eventi,la “datità”, per usare un linguaggio alla moda di quei tempi.La pittura in quel periodo,aveva le caratteristche di una unzione sociale, di denuncia e nel contempo di presenza politica nel reale.Io, purtroppo, ho conosciuto quei maestri livornesi all'età di venti anni, quando ormai il loro percorso pittorico si era concluso ed era anche persa l'illusione di poter intervenire politicamente mediante un contributo artistico. Oggi, persino i politici, non hanno più niente da dire ”.L’impegno socio-politico è pressoché nullo e l’idea che l’arte possa trasformare il mondo è ormai remota; a volte si dubita persino della possibilità anche solo di comunicare tramite il "fare artistico".
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